…e ad un certo punto…

IMG_7835…e ad un certo punto capisci delle cose, esci dall’apnea, fai un respiro forte, deciso e poi altri più regolari fino a raggiungere un certo equilibrio.

L’apnea poi ricomincia, poi ricominci a respirare, va avanti così in un incessante azione continua di apnea-respiro lungo/respiro lungo-respiri regolari, apnea…..e avanti all’infinito.

L’apnea ti fa rendere conto che, spesso, le cose non sono come pensi tu, tanto meno come vorresti tu.

Scrivo spesso che le cose non le scegliamo noi, il male, soprattutto, capita e basta senza bussare o chiedere permesso…però sono convinta di una cosa: noi sappiamo sempre qual’è il modo migliore per reagire, sappiamo sempre qual’è la cosa giusta da fare per noi. Così diventa tutto più semplice e possiamo respirare un pò, creare una danza lenta, uniforme, trovare un equilibrio.

Solo accettando l’inevitabile possiamo affrontare le esperienze più dure della vita con fermezza e decisione.

 

L’unico problema, l’unico “inghippo” sono le relazioni umane. In quelle sbaglio sempre, in quelle investo sempre tanto e mi creo sempre, senza, volerlo aspettative molto alte. E’ inevitabile il tracollo, il naufragio….Ebbene, mi chiedo, cosa fare? come agire quando ci sono in mezzo altre persone? qual’è il modo “giusto” di comportarsi? esiste forse un “modo giusto”?

Esistono più punti di vista e come tali vanno accettati. Però…quando ci sono i sentimenti in ballo è tutta un’altra storia. Non si tratta di tollerare, capire, sopportare…si tratta di mettere da parte un pò del proprio cuore e solo dopo averlo fatto di accettare che il tempo copra le distanze, copra i vuoti dati dalle persone e dai sentimenti infranti.

Il nodo cruciale di tutto questo mio cercare, di tutto questo mio “pensare” di giorno e di notte è che, alla fine, tutto è relativo e per questo motivo a volte diventiamo giudici di noi stessi, perché brancoliamo nel buio, siamo incapaci di capire cosa sia giusto o sbagliato, se le nostre azioni sono giuste o meno, se noi stessi siamo giusti, belli, buoni o cattivi, brutti, malvagi.

La Fallaci che mi piaceva, quella dei primi tempi, quella di “Lettera ad un bambino mai nato”, ha scritto :“La nostra logica è piena di contraddizioni.   
Appena affermi qualcosa, ne vedi il contrario.
E magari ti accorgi che il contrario è valido quanto ciò che affermavi precedentemente”.

La vita mi ha insegnato che non c’è nulla di più vero. Spesso le persone vogliono risposte precise, vogliono chiarezza ma, ahimè, la chiarezza è data proprio da fatto di non sapere, è data dalla confusione.

La malattia, la paura di non farcela, questo maledetto nodulo che è ancora lì nonostante molti interventi e molte cure e non si sa cosa sia mi fa pensare a tante cose…Mi fa pensare che la mia vita sia questo: incertezza e attesa continua di saperne qualcosa di più… Mi sono chiesta se sia colpa mia, se la mia malattia ad un’età così giovane sia il frutto di qualche colpa da espiare perchè “sono, semplicemente, fatta male”…

E’ assurdo, ma si arriva, anche a pensare a questo….

Oggi, ora,  mi rispondo così:

  • si sbaglia perché siamo esseri umani ma non c’è sbaglio irrimediabile;
  • gli errori che commettiamo non fanno di noi delle persone cattive, è l’azione cattiva, non lo siamo noi stessi;
  • nella vita la perfezione non esiste;
  • il mio “cruccio” dei rapporti umani non è un “problema” da risolvere, non deriva da un mio comportamento sbagliato ma da una mia paura perché, semplicemente, gli altri sono così tanto importanti per me da farmi stare male e mettere in discussione minando, anche, a volte, la mia stessa persona;
  • bisognerebbe porsi l’obiettivo di fare ogni giorno almeno una cosa importante per noi, una cosa che ci faccia crescere, che ci faccia sentire migliori, non serve fare qualcosa di grande per il mondo ma per noi.

Un’ultima cosa frutto delle riflessioni e dei malesseri degli ultimi periodi: io non voglio fare pena e non penso di avere mai usato la mia malattia come scusa per non affrontare il mondo o le difficoltà. Qualcuno mi ha accusato di questo, io non mi sono arrabbiata, ci ho riflettuto, mi sono messa in discussione e ho capito che, sicuramente cinque anni fa quando tutto ebbe inizio ho mollato tutto, ho messo tutto tra parentesi e ho pensato solo a curarmi ma poi mi sono rimboccata le maniche, ho cercato lavoro, poi l’ho cambiato, mi sono trasferita…insomma di cose ne ho fatte, magari banali per qualcuno ma per me anche solo il fatto di avere cambiato due lavori è stato qualcosa di importante, frutto di fatiche nascoste.

Poi vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa e dire che un malato di cancro (anche se io non mi reputo malata perché mi sento bene ma lo sono dato che sto ancora facendo cure salvavita) non se ne va in giro a testa bassa, pallido e senza capelli. Un malato di cancro, spesso, lo riconosci per il sorriso sulle labbra, per la forza enorme, per l’energia e la voglia di fare, spesso, troppe cose senza mai fermarsi. Il fatto che io vada in giro, faccia sport, viaggi, vada al mare e a feste non significa che non stia male o che il mio corpo non sia stanco e oppresso dalle cure ma significa che ho trovato il MIO modo di reagire e sorridere alla vita perché non voglio essere identificata con la Serena Malata, io sono me e basta, così come sono, la malattia è solo un ostacolo ma nella mia vita c’è molto altro….

 

Non ho tempo per rileggere….a proposito di voler fare troppe cose…..

 

 

 

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