Una giornata in pronto soccorso…

La foto è stata scattata due giorni dopo essere stata in pronto soccorso. Quello che mi ha sempre salvato è la volontà di andare sempre avanti, di rialzarmi nonostante tutto. Non so se sia un bene o un male ma è il mio modo di reagire.

Giovedì scorso sono stata in pronto soccorso. Ho chiamato il mio oncologo perché da circa due settimane ho dei disturbi un po’ strani che  rendono la mia quotidianità sempre più difficile da gestire. Piccoli disturbi fisici possono incidere pesantemente sul nostro vivere quotidiano. I sintomi principali che ho sono: nausea, vertigini, mal di testa e, soprattutto, offuscamento della vista con presenza di “macchioline nere fluttuanti”.  Mi sono decisa a chiamare l’oncologo e ho dovuto lottare contro me stessa per farlo. Per me è sempre stato difficile chiamare i medici a causa del mio timore di disturbare senza un valido motivo. Ho sempre fatto molta fatica a distinguere tra “disturbi reali” e “disturbi apparenti” e ho sempre avuto il timore di diventare una “malata immaginaria”. Quando gli ho descritto i miei sintomi si è subito allarmato. Mi ha detto che non devo sottovalutare nessun segnale del mio corpo considerando il decorso “anomalo” che ha avuto la malattia. Mi ha detto che avrei dovuto fare il prima possibile una tac all’encefalo per escludere, innanzitutto, metastasi cerebrali. In effetti l’unica parte del mio corpo che non è mai stata sottoposta ad indagini diagnostiche è proprio l’encefalo. Ammetto che, sentendo le sue parole, ho provato un po’ di timore ma, al tempo stesso, una parte di me era, ed è tuttora, convinta che questi disagi siano causati dalla terapia ormonale. Infatti, dopo l’intervento per debellare  la terza recidiva, con l’istologico in mano, l’oncologo ha deciso di cambiare terapia ormonale e di sostituire il Tamoxifene con l’Exemestane. Non voglio essere presuntuosa ma credo che questi ultimi anni di lotta contro il cancro al seno mi abbiano permesso di conoscere molto bene il mio corpo. Non ho mai voluto menzionare nel blog,  dettagliatamente, la mia situazione attuale ma ho sempre preferito glissare e narrare eventi del passato. Probabilmente ho fatto questa scelta perché il presente è più difficile da metabolizzare e, soprattutto,  perché la parte più dura della malattia e delle cure l’ho già passata o, perlomeno, così mi piace pensare. In realtà questo è vero solo parzialmente perché una parte di me è più stanca ora rispetto al periodo della chemioterapia  neoadiuvante quando il tumore era in stadio molto avanzato a livello loco-regionale.  Non sono ancora in grado di realizzare quale possa essere il reale motivo di questa attuale difficoltà ma credo sia dovuta al fatto che, dalla diagnosi ad oggi, sono sempre stata preparata ad affrontare le cure per 5 anni e ho, inconsciamente, atteso impazientemente la fine del quinto anno. Purtroppo le multiple recidive del tumore hanno cambiato i piani miei e dei medici e ho dovuto continuare le terapie ormonali con tutti i disagi connessi.

Concludendo, giovedì sono andata in pronto soccorso su consiglio dell’oncologo il quale è stato, come sempre, molto gentile.

Nonostante la mia famiglia si fosse resa disponibile ad accompagnarmi io, che sono una grande testarda, ho preferito andarci da sola. Ero tranquilla però non vedevo l’ora di dare un nome ai miei sintomi. Per me contava solo capire se i disturbi che ho derivano da eventuali metastasi cerebrali. I medici mi hanno fatto fare molti esami tra cui una tac cerebrale e una visita neurologica. Ho tirato un  bel sospiro di sollievo perché, fortunatamente, era tutto negativo. Morale della favola: i disturbi derivano, quasi sicuramente, dal nuovo farmaco che sto prendendo.  Quel giorno avevo la pressione molto alta ed è stato molto difficile farla scendere. Probabilmente i disagi derivano da quello.

Ho deciso di interrompere i farmaci per un po’. L’oncologo mi aveva consigliato di sospendere la pastiglia ed, eventualmente, di rivederci per rivalutare la situazione. Voglio essere onesta e ammettere che sono stanca dei farmaci, stanca della vampate di calore, stanca dei dolori alle ossa, degli sbalzi ormonali, dell’umore che sale e scende. Sono consapevole che dall’esterno io possa apparire come una  persona “lamentosa”, io stessa me lo dico di continuo. E’ difficile spiegare cosa si provi ad avere 33 anni ed essere in menopausa farmacologica dall’età di 27.  Non cercherò di convincere nessuno, non voglio a tutti i costi essere compresa. Credo che ognuno abbia i propri disagi nella vita. Questo è il mio fardello. Sta diventando pesante da sostenere sia fisicamente che psicologicamente e il grande dilemma di questi giorni è: “ E’ meglio sospendere le cure e vivere, serenamente, senza disagi?”, oppure: “E’ meglio stringere i denti e continuare le cure senza, comunque, avere garanzia che il tumore non ritornerà?”

E’ una provocazione e scrivendolo mi sto, soprattutto, rivolgendo alla mia coscienza e alle altre donne che si trovano nella stessa situazione. Agli altri voglio dire solo una cosa: non giudicate. Provate a pensare a come sarebbe la vostra vita quotidiana se foste sottoposti a continui sbalzi ormonali, mal di testa, nausea, tachicardia, vampate, dolori alle ossa, stanchezza, capogiri e difficoltà di concentrazione. Questi sintomi sono reali e li provo quotidianamente. Non sono effetti indesiderati da “foglietto illustrativo”, dietro c’è vita vissuta, c’è fatica. Questa stessa fatica la prova anche chi mi sta vicino, chi vive con me giorno dopo giorno. Forse solo lui può capire davvero come mi sento perché lo vede con i suoi occhi. Molte donne condividono, sicuramente, questo fardello con me. Non mi resta che incitare tutte quante alla condivisione perché “unite si può”.

Tutti i miei ringraziamenti sono rivolti all’associazione “unite si può”* di cui ho l’onore di fare parte da pochissimo tempo anche se conosco alcuni membri sin dall’inizio del cancro.  Mi riservo di scrivere quanto prima un articolo dettagliato riguardo a questa splendida associazione composta da donne che hanno vissuto sulla propria pelle il cancro al seno. Siamo tutte  “compagne” e ci sosteniamo a vicenda. E’ un’associazione nata da esperienze comuni, da sentimenti condivisi. Sempre insieme oltre la distanza e oltre il tempo. Racconterò anche di Debora, conosciuta in un forum, nel 2011, anno della scoperta del tumore, quando avevo 27 anni. Non ho ancora cancellato i suoi messaggi e solo in questi giorni ho avuto il coraggio di rileggerli. Inutile scrivere che non è più tra noi ma non mi soffermerò su questo. Scriverò di Debora e delle altre compagne e di come la condivisione, l’amicizia e l’amore possano tenere unite le persone nonostante tutto e oltre tutto. L’unione fa davvero la forza e insieme si diventa capaci di sostenere sfide che sembrano impossibili, anche la morte perché, se si è uniti,  non c’è nulla che possa fare paura.

 

Note: * forum: http://unitesipuo.forumattivo.it/

*sito web: http://unitesipuo.wixsite.com/unitesipuo-onlus

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Un commento

  1. Leggerti è come parlarmi allo specchio…ti abbraccio forte forte, mia “sorella” di lotte. Come va ora con la cura? Io prendo exemestane da 1 anno e 1/2 ma ho gli stessi tuoi sintomi, eccetto che le macchie nere…il nero lo sostituisce la nebbiolina bianca

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