Le mie due vite…

Perché questa foto di settembre?
perché mentre ero in pronto soccorso e stavo male ho pensato a questa foto; io, il mare, il vento e il senso di libertà. Niente flebo, niente dolori, niente ospedali, niente BRUTTI RICORDI! Non ci avrei creduto 5 anni fa. Bisogna crederci sempre, mollare mai!

Una settimana esatta fa stavo malissimo. Ero fiduciosa e convinta che presto mi sarei ripresa e così è stato. Oramai convivo con nausea e mal di testa. Continuo a fare la vita di sempre ma la settimana scorsa ho dovuto fermarmi. Il mio corpo mi ha imposto una pausa forzata. Dopo 24 ore di nausea, vomito e il sangue che pulsava nelle tempie ho deciso di arrendermi e sono andata in ospedale. Mi sono svegliata e ho cercato di prepararmi per andare al lavoro ma ho sentito subito che qualcosa non andava. Solitamente mi faccio una doccia calda, faccio colazione e i dolori si attenuano. Mercoledì scorso no. Stavo sempre peggio. La testa pulsata forte e non riuscivo ad uscire dal bagno. Continuavo a vomitare. Mi disperavo e ridevo al contempo. Nemmeno la chemio mi aveva ridotto così.
Ho preso il telefono, giusto il tempo di chiamare mio papà per buttarlo giù dal letto e lui era già sotto casa mia. Caro papà tu “sai di non sapere”. Come la maglietta comprata al festival della filosofia con la scritta “so di non sapere” di Socrate. Sai che non puoi sapere ma ci sei. Come il giorno della brutale diagnosi al telefono mentre ascoltarvi il mio silenzio e le mie lacrime trattenute.

Sono salita in macchina e hai guidato per venti minuti chiacchierando come non avevi mai fatto ma io stavo troppo male. Rido, ora. Rido al pensiero di averti stretto il braccio per dirti che non ce la facevo più. In realtà non ho parlato. Ho solo attirato la tua attenzione e tu hai capito.

In ospedale mi hanno fatto una flebo di antidolorifico e plasil. Improvvisamente ho sentito il cuore accelerare i battiti e dolori ai nervi di tutto il corpo. Ho pensato ad un attacco di panico invece era una reazione al plasil. L’infermiera mi ha detto che era una sindrome extra piramidale. Ed io : “sindrome che? “. In parole povere ho scoperto di essere intollerante al Plasil, un noto farmaco antiemetico, antinausea… Ho scoperto, così, che i dolori sopportati a fatica durante le numerose sedute di chemio erano causati da quel farmaco. Come avrei potuto capirlo se non avevo mai fatto chemio? Non bisogna sottovalutare mai nessun sintomo. I medici e gli infermieri non possono leggere nei nostri pensieri.

Al di là di questo…

Mercoledì scorso sono ritornata indietro nel tempo; ho pensato a quando ero debole, impaurita e senza capelli. Ho avuto lo stesso desiderio di fuga. Fuga dal mondo, dal mio corpo, da me! Avrei voluti strappare la flebo dalle vene ancora rovinate dalla chemio dopo 6 anni. Avrei voluto uscire all’aria aperta e respirare. Vita vera. Vita pura. Non più stanze di ospedale, lenzuola bianche, odore di disinfettante e silenzio. Un giorno di ospedale ha risvegliato ricordi che al posto di sfumare via si fanno sempre più dolorosi.

È così che ho capito di avere iniziato solo ora a metabolizzare. Non tanto la malattia. Non la chemio e gli interventi, non la radioterapia, per quelli il coraggio c’è e ci sarebbe ancora, ma la vita che ho perso. Quella non la riavrò. Ho perso i progetti che avevo. Sì, ho imparato tante cose, il tumore mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose, ma i miei 27 anni sono stati portati via con una parte di me. Non più bella, non più brutta ma comunque una parte di me.

Grazie papà.

Mai mollare.

Un pensiero a chi lotta ora. Un pensiero a chi convive con metastasi grazie a chemio debilitanti.

Sì alla ricerca.

No ai ciarlatani che vogliono curare senza farmaci.

La vita non va sfidata troppo. La vita vale!

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