Decima pet tac (e spero l’ultima)

Ieri sono stata ad Aviano per sottopormi alla decima Pet-tac. Ebbene sì, c’è da festeggiare! Comunque vada devo festeggiare! Dieci volte in sette anni, non male. Ormai farò “luce” grazie a tutta la radioattività che emetto!

Scherzi a parte, per un po’ di tempo non sono riuscita ad entrare nel blog, non avevo voglia di scrivere, di rileggermi… sapevo che ad ogni frase, ad ogni parola avrei desiderato la fuga da me, dal mio blog e dai miei pensieri. La verità è che sento il bisogno di fare un “salto”, di scoprire nuovi mondi, nuovi orizzonti. Forse dopo sette anni, tanti interventi, tante cure e tante riflessioni sulla vita voglio dare una svolta alla mia vita, voglio lasciarmi alle spalle il cancro e vivere senza pensare alla malattia. Non voglio dimenticarmi di “lei” perché, anche se mi ha tolto tanto, mi ha insegnato molto, mi ha cambiato “dentro”, non solo “fuori”.  Credo che, volente o nolente, non potrò dimenticarmi del cancro anche perché è trascorso troppo poco tempo dall’ultima recidiva e sono ancora sotto controllo strettissimo. Il rischio di altre recidive è alto ma io sono serena, sento che il cancro non tornerà! Me lo sento! Spero di non sbagliare altrimenti…che figuraccia! 🙂

In questi ultimi anni, nel periodo delle recidive, ho scritto sul blog, ho descritto la mia esperienza a contatto col cancro, ho cercato di scrivere un libro che è “là”, non ancora stampato, con una copertina che è ancora nella mia testa ma che è custodita gelosamente nelle mani, nella mente e nel cuore di un caro amico che sta cercando di dare vita ai miei pensieri creando un disegno, un’immagine concreta. Ci sono dei file nel mio pc, nelle mie mail e nelle mail della mia cara amica Daniela Secci (presidente dell’Associazione unite si può, che mi ha aiutato e fatto da editor). Nessun foglio di carta, nulla di stampato, tutto “virtuale”. Alcuni file sono bianchi candidi, altri evidenziati con mille colori differenti. Inoltre ci sono con mille parentesi, mille note…

All’inizio non sapevo che la parte più difficile non è decidere di scrivere un libro, non è avere il coraggio di raccontare la propria storia (io non mi sono mai vergognata del tumore né mai lo farò), non è trovare il tempo per farlo incastrando i vari impegni della giornata… lo scoglio più arduo da affrontare è rileggere dall’inizio alla fine le parole che sono là, impresse nero su bianco nello schermo del mio pc nuovissimo, gelosamente custodito, acquistato appositamente per questa occasione! Sì perché non avrei mai immaginato di scrivere la mia storia e di raccogliere i miei pensieri in un libro! Per me è stato un evento epocale, una sferzata di energia, un’iniezione di fiducia, un motivo per essere felice dopo tanti smacchi, dopo tre recidive arrivate troppo presto…

Dopo l’ultima parola e l’ultimo “punto” ero commossa e dispiaciuta perché sapevo che da quel momento in poi avrei detto addio ai momenti dedicati alla scrittura, avrei dovuto lasciare questo “impegno” che mi ha accompagnato negli ultimi mesi. E mi sarebbe mancato… I giorni seguenti, però, mi sono resa conto che c’erano (e ci sono) ancora molte cose da sistemare. Quando ho iniziato a rileggere per la prima volta il libro completo, dall’inizio alla fine, mi sono resa conto di quanto sia difficile correggere, rivedere, stare alzata fino a tardi la sera con gli occhi rossi e lucidi a forza di fissare lo schermo del pc… Rileggere le proprie parole non è facile perché è noioso, è terribilmente noioso, ma non mi ero resa conto della cosa più importante: ogni volta che rileggo rivivo dal principio la malattia, l’iter, le cure, la sofferenza, le vittorie e le sconfitte… Ebbene sì, è più difficile del previsto ma non mollerò ora che mancano pochi passi! Se mi abbatterò facendomi sopraffare dalle emozioni e dal dolore allora avrò perso la più importante delle battaglie: affrontare qualsiasi evento, qualsiasi emozione con la convinzione che si può essere felici! Se non arriverò alla fine ora che manca così poco significherà che ho paura di affrontare il dolore e continuerò scappare. Allora sì che non sarò mai veramente felice… La felicità non è un miraggio e, soprattutto, non è godimento di pochi “fortunati”.  La felicità non è di chi possiede tanti agi, di chi ha potere, di chi ha posizioni di rilievo, di chi ha ricchezza, autorità… la felicità è possibile “qui ed ora” per ognuno di noi e non dipende dall’esterno ma da noi stessi. E non esiste felicità che non sia passata prima attraverso difficoltà, sofferenza, dubbi ma, soprattutto, fatica. Sì, solo facendo fatica, senza cercare scorciatoie apparenti, si può raggiungere il “gusto” della felicità. L’intento del libro è stato questo sin dall’inizio: portare felicità, far capire che la malattia non coincide necessariamente con malinconia, dolore e tristezza! La vita può essere bella e “piena” anche se ci sono problemi e difficoltà!

Così come ho iniziato a scrivere pensando solo a “cominciare”, senza pensare al risultato (“Se colui che deve agire vuol giudicare se stesso dal risultato, non arriverà mai a cominciare”Timore e tremore; Kierkegaard) così ora devo pensare solo a “finire”, senza pensieri, senza fardelli ma con consapevolezza.

Il cancro non è solo dolore e ho voluto sfidarlo con questo libro! Quindi ora direi “fanculo” a tutti quelli che pensano che la felicità coincida con la “perfezione”, a tutti quelli che pensano che la vita debba sempre essere radiosa e “profumata”. A volte è brutta e , soprattutto, terribilmente ingiusta ma non per questo non può continuare a regalarci attimi di gioia. Noto spesso video e foto di veri e propri life coach che si vendono come professionisti, o profeti a seconda delle circostanze, e si guadagnano da vivere facendo leva sulle difficoltà delle persone. Non esistono “guru” esterni, siamo noi i nostri guru, solo noi possiamo trovare la nostra strada e il nostro modo di vivere.

Non abbiamo bisogno che un volto ed una voce sconosciuti ci indichino cosa fare della nostra vita! Siamo padroni di noi stessi! Ognuno di noi può fare della propria vita un’opera d’arte secondo i propri desideri.

Io voglio essere felice, e voi?

Quindi questo libro sarà “partorito”? In effetti iniziai proprio  nove mesi fa a scrivere, strana coincidenza…

Non può non venirmi in mente Socrate che con “l’arte della maieutica” indica cosa significhi “fare filosofia”, cosa significhi “pensare”: così come la levatrice fa nascere i bambini Socrate, la guida, aiuta il suo interlocutore a partorire la “verità”. L’atto del parto non è facile ed esige sofferenza ma, soprattutto, nessuno può farlo al tuo posto,  solo tu puoi portare alla luce la “tua verità”, qualcuno può guidarti, può aiutarti a farlo ma sarai solo tu a trovare la tua via (Teeteto, Platone).

Ne approfitto per ringraziare tutte le persone che mi hanno scritto e mi scuso se mi sono “eclissata” per un pò.

Questo blog deve ancora essere completato, mancano ancora molti pezzi della mia esperienza. Credo che arriverò alla fine per coerenza perché non voglio lasciare aperto questo progetto. Dopodiché lascerò che questo blog si perda nella rete così come molte altre cose… I social in alcuni casi aiutano ad unire ma a volte dividono. Ultimamente mi sto rendendo conto che la rete, la possibilità di stare sempre “connessi” e i social rischiano di renderci tutti uguali, tutti ripetitivi, tutti scontati. Credo che presto mi dedicherò ad altro perché è quasi giunto il momento di mettere la parole “fine” a questa piccola esperienza e di iniziarne una nuova…

Intanto….

Buona vita e viva la vida!

4 commenti

  1. Ade grazie per le tue parole!Mi piacerebbe tanto trovarci per un caffè! Ho un ricordo bellissimo di te. Ricordo bene il giorno in cui mi hai fatto visita in ospedale. Per me è stato molto importante!

    "Mi piace"

  2. Carissima Serena, tu cosi fragilina come ti ho conosciuto io, sei diventata una guerriera e hai lottato e stai lottando perché attraverso la malattia hai appurato che la vita vale la pena di viverla appieno giorno per giorno. Che la felicità è una condizione mentale e non materiale. Che volere è potere!! So che scrivere le proprie esperienze è dura, non per l’impegno letterario bensi perché scavi nel tuo intimo, nelle tue emozioni più remote ed è sofferenza. Ma aiuta moltissimo nella crescita dell’ individuo e nel superamento delle difficoltà. La mia vita è racchiusa in un quaderno da qualche parte in cantina e passo, passo, ad ogni pagina che scrivevo, sentivo che stavo vomitando tutti i miei rancori, paure, insicurezze. Quella bambina non esiste più perché scrivendo ho liberato dalle catene quella creatura. Tu hai fatto un percorso molto duro e questo invece di spezzarti ti ha rafforzato. Brava Serena. Ti ammiro. Chissà che non ci si trovi per un caffè da qualche parte. Sei una cara ragazza….

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...