La parola Blog o Social mi fa venire voglia di fare l’eremita…

Per un periodo la parola blog mi faceva sorridere e sentire serena. Forse all’epoca avevo un rapporto diverso con i blog e con i social. Un blog senza social non è nulla, è solo un puntino minuscolo risucchiato nell’immensa galassia di internet.

Oggi penso di avere ancora molto da dire o da fare ma non attraverso le parole, forse attraverso i gesti o il silenzio. Ancora non lo so bene…

Ho bisogno di una pausa dalla confusione, dai post, dalle parole, dalle foto. Ho bisogno di pace e silenzio. Non riesco più ad essere al passo, sempre aggiornata, sempre attiva.

Quante parole viaggiano ogni giorno nel web? Infinite. Ecco proprio per questo io ho bisogno di rallentare.

Voglio assecondare questo mio desiderio di pace perché sento la necessità di metabolizzare il presente e di vivere ogni attimo della vita senza sprecare tempo con la testa bassa sul cellulare o il pc navigando in solitudine tra le parole e le foto del web.

Ho scritto per alcuni anni alcuni articoli curando un blog che è nato per caso. Mi ha dato gioie e dolori ma sopratutto un manoscritto, un libro sul cancro e sulla sua violenta e catastrofica irruzione nella mia vita. Manca qualche piccolo passo e finalmente potrò toccarlo con le mani. Solo in quel momento sarò certa che la sofferenza provata non è stata vana.

Credo di non avere affrontato fino in fondo l’esperienza “cancro”. Non è solo quello che si scrive nei sempre più numerosi blog sulla malattia, non è solo la campagna per la prevenzione, non sono i testimonial per raccogliere fondi per la ricerca, non sono teste pelate, non è lo sforzo continuo di sorridere e di sembrare delle “fighe pazzesche”.

È anche tutto questo ma non solo…

È un’esperienza intima e condivisibile solo fino ad un certo punto.

È lo squillo del telefono che ti cambierà davvero il resto dell’esistenza.

È una cura che non vuoi più sentire nominare perché solo il nome dei farmaci ti fa stare male.

È il futuro che fatica ad arrivare, almeno non così come speravi.

È la mancanza di speranza che non puoi nominare nei social perchè altrimenti le persone non ti mettono like e ciò che conta è solo scrivere cose efficaci per avere consensi.

Il cancro non sono le proposte di inserire pubblicità nel tuo blog per poter guadagnare qualche soldo.

Non c’è nulla di più distante dalla mia esperienza del tumore e credo che tutti coloro che l’hanno provato sulla propria pelle pensino quello che penso io.

Ho sempre scritto quello che pensavo, quello che ho vissuto ma mi sono anche resa conto che le parole possono essere utili solo fino ad un certo punto perchè qua tutto passa veloce e corre via prima che riusciamo a trattenere qualcosa e a custodirlo gelosamente dentro di noi.

In questo momento non  mi sento guerriera, non mi sento una figa pazzesca e non ho voglia di sprizzare gioia e ottimismo.

Ritengo ancora che la vita sia bella, grido ancora “viva la vida” ma terrò dentro di me tutte le emozioni impossibili da condividere e capire.

Ora la cosa che desidero di più è che altre persone in difficoltà trovino il coraggio di aprirsi. Non solo attraverso un blog perchè questa è una via semplice ma soprattutto acquistando fiducia in se stessi, con la consapevolezza  che l’ottimismo non le salverà ma le aiuterà.

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