(Non) ho paura

4 Gennaio 2019

Non riesco ad accettare che la mia vita possa concludersi così presto.

Nella mia testa ci sono solo verbi come: continuare, reagire, perseverare, rialzarsi, vivere, fare, agire, progettare…

Non posso immaginare o pensare la parola “fine”.

Non lo accetto.

Ho 34 anni e da otto anni convivo con la consapevolezza che il tempo che abbiamo è limitato ma sino ad ora avevo solo immaginato cosa volesse dire guardare in faccia la morte. È inutile girarci intorno. Adesso la guardo in faccia sul serio.

Io non temo il dolore fisico, temo di morire. Temo l’idea di non poter abbracciare i miei nipoti, di non vederli crescere… (Mostrerei al mondo intero quanto sono belli i miei nipoti ma se posto una foto mia sorella mi uccide 😅. Voglio anche io tutelare la loro privacy e la loro infanzia ma giuro che andrei in giro con la loro foto attaccata con lo scotch sulla fronte 😂😅).

(Mia sorella ha detto che non mi ucciderà quindi ecco i miei nipoti…)

Provo rabbia perché io e il mio compagno stiamo comprando casa con sacrifici ma anche con devozione e serenità 🏠🏡.

Un mese fa ero felicissima, quasi mi sembrava impossibile riuscire a metterci in gioco per comprare una casa. È sempre stato il mio sogno, sin da piccola.

Ho trascorso le ultime due settimane pensando al peggio, preparandomi al peggio. Sapevo che nella mia testa c’è una lesione, un nodulo di due centimetri e mezzo. Niente di più. Sapevo che c’era un dubbio di “ricomparsa della malattia”.

Un dubbio che ora è quasi certezza.

I medici si comportano “come se fosse” una metastasi ma senza un esame istologico della lesione è impossibile saperlo con certezza.

Non ci sono molte altre parole per spiegarlo.

Ora mi ritrovo a gioire per un bilancio tutto sommato positivo. Il resto del corpo è al momento esente da metastasi.

Questo per me significa moltissimo.

Il giorno della tac, per guardare nei miei polmoni e nel mio fegato alla ricerca di metastasi, tremavo dentro e fuori.

Ero felice e incazzata. So che sembra strano ma ero felice perché c’era il ☀️ sole, perché mi sentivo bene dopo una notte di sofferenza per il mal di testa. Sentivo che avevo le forze per affrontare anche un’altra brutta notizia. Ero pronta. È vero che non si è mai abbastanza pronti ma quello era davvero lo stato d’animo migliore che potessi avere in quella situazione.

Abbiamo viaggiato in macchina fino a Padova.

Quella macchina tanto desiderata, comprata dal mio compagno, di seconda mano, un anno fa.

Quella macchina che mi piace tanto e che lui ha comprato e ha lasciato a me per andare al lavoro. È solo qualcosa di materiale, è vero, ma è anche un desiderio ottenuto con sforzi (solo suoi 😅😂) e che per questo ci da soddisfazione.

Ascoltavo gli Zen Circus e guardavo il cielo azzurro, osservavo attraverso il finestrino il mondo vivo e in movimento, la musica eccitava la mia mente e stimolava le emozioni sopite e nascoste dentro di me.

In ospedale, mentre aspettavo che la dottoressa e il tecnico verificassero le immagini ero ancora distesa sul lettino.

Forse avrebbero avuto bisogno di “immagini tardive” ossia a distanza di un po’ di tempo dalla somministrazione del mezzo di contrasto, per questo mi avevano lasciato là distesa.

Sono stati minuti eterni.

Cercavo di respirare a fondo e non potevo fare altro che guardare il soffitto di quella stanza d’ospedale. Mi sentivo in buone mani perché conosco quasi tutti là. Avevo lavorato quattro anni come impiegata proprio in radiologia. Esattamente dove avevano scoperto il tumore nel 2011.

Strano vero?

Coincidenze…

Quando la dottoressa mi ha detto che non vedeva nulla di strano e mi ha sorriso le sarei saltata in braccio per stringerla forte!

Non vedevo l’ora di uscire per dirlo ad Antonio che mi stava aspettando e sicuramente era più in ansia di me.

Ricordo ancora la velocità nel rivestirmi e la voglia di aprire quella porta che ci divideva per dirgli che andava tutto bene.

Emozioni che non credo proverei nemmeno se mi sposassi… 😂😅

Non so ancora cosa mi aspetterà ma sono pronta. Sapere che ho una sola metastasi mi fa sperare e mi permette di reagire e di trovare le forze per combattere.

Mai fino ad oggi avrei immaginato di usare queste parole: combattere, lottare, usare tutte le energie a disposizione. Non pensavo ad una lotta contro il cancro, la prima volta l’ho vissuta diversamente. Avevo accettato e affrontato con ottimismo la chemio e gli interventi. Credevo nella guarigione! Ero piuttosto serena ed esageratamente ottimista! Forse ero incosciente!

Ora invece so che il gioco si fa duro, ne sono consapevole.

Il cancro al seno non mi ha mai fatto paura perché sapevo che avrei potuto guarire e continuare la mia vita e i miei progetti. Ci credevo! Ho sofferto molto, non posso negarlo ma ho perso la speranza solo in pochi momenti.

Ora sono più razionale e consapevole e so che ci dovrò mettere del mio per stare bene, per sopportare le cure che mi aspettano e per rassicurare le persone che mi vogliono bene.

Il cancro al seno si può sconfiggere e bisogna crederci. Quello al cervello è più complicato da affrontare ma si può affrontare!

Mi rivolgo a tutte le donne che stanno affrontando ora il cancro al seno: le cure fanno stare male, è vero, so cosa significa vedere il corpo cambiare, essere senza capelli, sentire le forze che ci lasciano ma so anche che le cure ci salvano ed è il prezzo da pagare per restare vive e per vedere i nostri cari ancora.

Quindi come mi dicono le mie coraggiose amiche di sfiga: “siate cazzute”!

Ora ho dato una sbirciatina oltre il cancro al seno, sto imparando a metabolizzare una brutta parola: “metastasi”, non più locali, non più ascellari ma “a distanza”, metastasi cerebrali.

Fa paura eh?

Sì, tanta!

Quando il medico mi ha detto che vedeva qualcosa nel lobo frontale destro del cervello ho sentito per un attimo mancare l’aria, il cuore si è fermato. So bene cosa significa, l’ho sempre saputo.

Non ho mai voluto mettere la testa sotto la sabbia ma ora ammetto che alcune cose vorrei non saperle.

Intanto evito di cercare su google statistiche di sopravvivenza. ‘Sti cazzi!

Voglio solo fare quello che c’è da fare e farlo velocemente.

Qualche giorno fa ero disperata e confusa, ero incazzata e continuavo a chiedermi: “perché a me?, “perché ancora?”, “cosa ho fatto di male?”… ma ora sono pronta.

Io che vorrei solo lavorare, comprare un appartamento, arredarlo, comprarmi una libreria enorme e leggere migliaia di libri, guardare film, ascoltare musica, viaggiare e conoscere nuove culture e persone, andare a concerti, guardare cieli stellati, immergermi nell’acqua del mare e nuotare per ore, stare sul divano con la mia gattina fedele… soprattutto stare con le persone che amo!

Molte persone mi hanno fatto domande su come mi sentissi, sulle cure, sul motivo per cui avessi sospeso la terapia ormonale per alcuni mesi, sulla mia alimentazione etc…

Ho come l’impressione che si voglia a tutti i costi trovare un motivo, una causa per dire “a me non capiterà mai”, “io mangio bene”, “io mi riguardo”…

Sappiamo tutti che l’alimentazione conta, lo stile di vita conta, contano i controlli di prevenzione ma non basta…

Io non sono metastatica perché non mi sono curata.

Non è qualcosa che ti capita perché non hai fatto abbastanza.

La vita non è fatta solo di gioia, le cose brutte capitano, dobbiamo farcene una ragione proprio perché a volte una ragione non c’è!

C’è chi mangia “bene” eliminando zuccheri e cibi spazzatura chi fa mille esami perché è ipocondriaco, chi fa sport, chi cura la spiritualità, chi va dallo psicanalista per curare ed affrontare eventuali traumi del passato… ma si è ammalato.

Viceversa c’è chi mangia male, è sedentario, sovrappeso, pieno di turbe emotive e sta benissimo.

Lo ammetto: mi sono stancata di sentirmi dire da tutti quello che devo fare, soprattutto dal punto di vista psicologico, come se io avessi fatto qualcosa di sbagliato per meritarmi il cancro. La verità è che alcune persone hanno paura per se stesse e basta.

Di una cosa però sono certa: lo stile di vita e l’alimentazione aiutano tanto soprattutto per affrontare le cure. Un corpo allenato e abituato a mangiare bene affrontata meglio interventi e terapie farmacologiche. Questo è un dato di fatto.

Io ho sospeso le cure ormonali per alcuni mesi per poi riprenderle perché stavo male, avevo mal di testa, capogiri. Forse qualcosa stava già lavorando dentro di me, non lo so.

Rifarei la stessa scelta. Il quadro clinico attuale non è stato determinato da quella scelta, i medici non lo ritengono probabile. Ho sospeso per troppo poco tempo e soprattutto le tre recidive precedenti a livello ascellare erano tornate nonostante le cure ormonali.

Questo cancro è bastardo. Punto.

Va combattuto e non assecondato ed è qualcosa che non ha a che fare con me né con qualche stronzata irrisolta relativa al mio inconscio.

Chiunque ha qualcosa di irrisolto, chiunque ha sofferenza e gioia in sé ma c’è chi si ammala e chi no.

Non voglio più ritenermi responsabile della mia malattia.

Se andrà bene sarà anche grazie al mio ottimismo e alla mia voglia di vivere e se andrà male e dovessi morire non sarà perché ho fallito. La mia voglia di vivere resterà comunque negli occhi dei miei cari e nei loro gesti ogni giorno.

Le battaglie a volte si perdono ma la vera vittoria per me sarà essere rimasta me stessa, sarà avere mantenuto il sorriso e la voglia di andare avanti, di progettare, sarà tutto quello che ricorderanno di me i miei nipotini, sarà l’affetto incondizionato e infinito verso le persone che amo.

Quello non se ne andrà mai.

Detto questo direi che ora voglio combattere e vivere ad ogni costo.

Quindi niente lacrime, niente tristezza. Solo vita!

Quello che tutti noi non vogliamo ammettere è che nessuno ha la certezza del futuro, nessuno.

Io mi sono sempre comportata bene, sono sempre stata onesta, gentile, attenta agli altri ma mi è capitata questa sfiga.

La accetto, con tanto dolore ma la accetto.

Perché a me? Sì, me lo sono chiesta svariate volte. Ho preso a pugni il muro, ho gridato e pianto.

Sono anche io umana.

So, però, che è inutile vivere con l’angoscia che tutto possa precipitare. Io ora mi sento bene (a parte questa cosa dentro la mia testa che voglio togliere il prima possibile) e voglio continuare a sentirmi così.

Non ho più paura perché la paura ti fotte!

Io voglio avere il coraggio di affrontare questa cosa.

Quindi, scusatemi se non lascio spazio a chi vuole spiegarmi perché questa cosa mi è capitata perché nessuno lo sa.

Per carattere ho sempre cercato di percorrere nuove strade, cercare nuove esperienze da vivere, mi sono sempre domandata mille volte se quello che stavo facendo era quello che volevo, talvolta ho anche messo in dubbio le mie relazioni affettive. Questo fa parte di me perché io voglio dare un senso a tutto quello che faccio e che vivo.

Sono certa di poche cose: delle persone che ho vicino, posso mettere le mani sul fuoco per loro, so che faranno per sempre parte della mia vita e che non mi lasceranno; poi sono certa di volermi curare nel miglior modo possibile perché credo fermamente nei medici e nella medicina, li stimo fortemente, ci sono persone che salvano vite tutti i giorni; poi sono certa che potrò guarire, io ci credo. Sarà dura ma ci credo!

 

 

10 commenti

  1. Ho letto solo ora, mi ero persa il messaggio. A gennaio ho passato giorni duri: mi sembrava di non riuscire a ragionare, vivevo su una “bolla”. Ora sto fortunatamente molto, molto meglio. Un abbraccio forte! Spero
    Che anche tu stia meglio!

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  2. Carissima Serena sei una donna forte.. in ogni cosa che hai scritto mi rispecchiavo io sto combattendo il cancro al seno la tua tenacia vedrai che alla fine ti premia ti mando un forte abbraccio e un bacio

    Piace a 1 persona

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