Racconto di lei perché di me non riesco a scrivere… ma il bisogno di farlo è vitale!

Cappuccino e brioche. Rigorosamente vegana perché le piace di più e non perché è salutare. Non sopporta il sapore del burro e nemmeno il suo odore.

È il premio post- terapia che si concede.

A dire la verità se lo concede anche prima della terapia, ma non come premio, solo come buon motivo per alzarsi dal letto in un piovoso lunedì mattina quando fuori è ancora buio.

Ha aperto gli occhi prima che la sveglia suonasse, molto prima.

Come sempre l’hanno destata dal sonno, seppur leggero, i dolori muscolari e articolari, e le tempie pulsanti. Così le ormai solite preoccupazioni hanno fatto capolino, ancora.

Pian piano si mette seduta, emettendo suoni che non vorrebbe uscissero proprio dalle sue labbra, ma è inevitabile, è una sorta di riflesso incondizionato.

Si massaggia la testa con la mano destra, la cicatrice chirurgica quasi non si vede, è perfetta. Lei però sente il solco sul cranio, a ricordarle la sede dove è nata e cresciuta la metastasi. Quella zona del suo cranio dove il neurochirurgo ha operato.

Le ossa subiscono i dolori del tempo e dell’umidità della pianura padana.

Sente dolore, come sempre ultimamente, ma si alza lentamente facendosi coraggio perché una giornata lunga l’aspetta.

Le persiane sbattono per il vento.

Sorride pensando a quando ha visto quell’appartamento per la prima volta e pensava che non avrebbe mai potuto comprarlo, nemmeno con un mutuo. Era troppo per lei. Quelle vetrate che permettevano ai suoi occhi di guardare lontano, verso le montagne dove il sole ogni giorno va a dormire, le erano piaciute tantissimo e anche quella tapparella elettrica che si alzava e abbassava solo premendo un interruttore.

Era un tesoro prezioso per lei.

Il fischio del vento e il rumore della tenda sarebbero di per sé fastidiosi, ma per lei sono solo un suono che culla, qualcosa di familiare che le trasmette sicurezza.

Non è necessariamente il lusso a farci sentire protetti, a volte è qualcosa che ha il sapore della semplicità e di sacrifici quotidiani, mensili, annuali.

Sacrifici intervallati da scene di vita quotidiana: la sveglia al mattino, il profumo del caffè, il silenzio, l’alba che ammira ogni giorno dalla finestra della cucina, le gite domenicali, i venerdì sera sul divano con le luci soffuse e gli occhi stropicciati e assonnati, il gatto che piange quando lo chiude fuori dalla camera, le vacanze tanto desiderate, un lavoro dignitoso e la voglia di fare, di essere utile, i libri, la filosofia, il diploma di laurea appeso a casa dei suoi genitori, nella sua ex camera (tutto qua? 😂), le parole scritte e quelle ancora da tirare fuori, la famiglia, le discussioni animate, la dolcezza dei nipotini e la loro ingenuità…

Piccoli passi per alcuni, quasi insignificanti, ma tanto per lei… tutto per lei!

Si chiede perché l’essere umano desideri sempre di più, di più, di più…

Si domanda perché gli oggetti che possediamo siano diventati l’unico modo per dire chi siamo, l’unico modo per presentarci al mondo, alle altre persone.

Eh sì: nel tragitto letto-bagno ha pensato tutte queste cose.

Eh sì: nell’arco di una giornata sono milioni i pensieri che affollano la sua testolina ricoperta di capelli cortissimi e neri e “abbellita” da una cicatrice ben fatta ma fastidiosa.

Lei è fatta così.

È sempre stata così.

Da quando è stata operata al cervello (lei preferisce chiamarlo così, senza mezzi termini) ha bisogno di molto più tempo per prepararsi prima di uscire.

È lenta, ha bisogno di tempo prima che i dolori in tutto il corpo le diano un po’ di pace.

Sono molte le persone che le dicono: “stai così bene! Non sembra nemmeno che tu abbia avuto un cancro!”

Una volta avrebbe pensato: “‘sti cazzi! Cosa pensi che io non soffra? Pensi che dietro i miei sorrisi non ci sia tanta fatica? Devo forse andare in giro con un cartello con la scritta Ho il cancro e mi hanno operato al cervello, sembra che stia bene, ma la verità è che il mio corpo è una merda!”

Oppure: “sì sto benissimo, infatti ho il corpo rattoppato e mentre tutti creano famiglie (bellissime e molto amate da me) io lotto ogni cazzo di giorno non solo contro i dolori ormai cronici, ma anche contro i pensieri negativi, contro la paura di lasciarci le penne!”

Ora invece pensa: “grandioso! Grazie! Allora l’impegno che investo non è vano!”

Oppure: “Sono felice che tu mi dica questo perché significa che mi consideri una persona come le altre e non una malata di cancro!”

Quanto vorrebbe essere considerata per chi è, per le sue capacità e non per la malattia che ha.

Era stata ingenua per molto tempo è solo nell’ultimo anno si era resa conto di cosa pensino le persone.

Quando cambi modo di considerare le cose non cambia nulla, ma cambia tutto!

Fa sempre fatica, ogni giorno, ma cambia la prospettiva. Ora capisce che chi le dice che la vede raggiante non lo fa per negare le sue sofferenze, tutt’altro.

Ha subito tante mazzate, tante parole cattive e tante curiosità sulla sua malattia da parte di persone poco interessate a lei e molto interessate a fare gossip su di lei, ma ha anche sentito tanto amore sincero!

Ha sofferto e pianto per amici spariti dalla sua vita con uno schiocco di dita, ma ha imparato che fa parte del gioco anche questo.Se ti lasci andare sei finito! Lo pensa con convinzione.

È giornata di terapia. Ormai è abituata.

Code in macchina, ricerca del parcheggio, prelievo del sangue e via: Tachipirina, ago nel picc-Port e si parte con cortisone e poi con il farmaco: anticorpo monoclonale.

Che parolone! Cazzarola: roba importante!

Non dovrebbe creare disagi, non come la chemio, ma lei ogni volta che finisce la terapia sente freddo, vertigini e le sembra di essersi bevuta minimo minimo cinque spritz! Boooooo…

Sa che poi la giornata non sarà facile perché il suo piccolo cranio, i suoi nervi e i suoi muscoli non le danni pace. Ormai lo sa e dedica quella giornata solo a se stessa

Sì: è egoista, ma ha capito che il suo corpo ha bisogno di riposo e di pace. Non può pretendere troppo da lui. È stato così bravo negli ultimi nove anni…

Molte persone le chiedono: “cosa fai? Come passi il tempo dopo la terapia?”

“Già essere viva mi rende felice” vorrebbe rispondere.

La felicità è relativa ed è certa solo di una cosa: non sono gli oggetti preziosi a renderci felici.

La felicità ha radici molto più profonde ed è dentro di noi.

È quella serenità profonda che le permette di godere della vita fuori, dei rapporti unici che ha con le persone che ama, è sempre quella serenità che le fa provare amore verso il mondo, verso il sole che si sveglia al mattino e che va a dormire alla sera.

È la vita, questa pazzesca e folle vita che le trasmette una forza che a parole non riesce a descrivere.

Forza e gratitudine.

Felicità pura e bellezza del mondo.

Godimento e cuore che batte quando legge e ascolta Tolstoj, Goethe, Kundera…

È un mondo infinito come la sua felicità,

come il suo amore!

Viva la vida!

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