UN GROVIGLIO DI EMOZIONI, UN BLOCCO NEL CUORE E NELLO STOMACO

10 Aprile 2020, un anno fa…

È tanto difficile fermare i pensieri. Tante sensazioni diverse si accavallano l’una all’altra.

Non ho paura del virus o della malattia, ho paura delle persone.

Ho paura della distanza dalle persone che amo, ma anche di un altro tipo di lontananza, quella dettata dal menefreghismo, quella che ci fa sentire soli contro tutti.

Homo homini lupus.

Protetti ed annoiati nelle nostre case scriviamo messaggi di conforto, parole positive e ottimiste, ma le rare volte in cui usciamo per motivi di necessità abbiamo mascherine, guanti e lo sguardo basso e cupo. Sembriamo degli automi.

Pochi giorni fa ho letto su un quotidiano locale che una signora è scivolata per terra in centro città a Treviso ed è rimasta là, ferma, mentre le macchine passavano e non si fermavano. Fortunatamente è passato l’autista di un autobus che prontamente è accorso in suo aiuto.

Non ci guardiamo più. Sembra che abbiamo paura gli uni degli altri, sembra che non ci fidiamo. È cambiato qualcosa o forse è sempre stato così, ma me ne rendo conto solo ora?

Se sentiamo una persona tossire sotto la mascherina ci allarmiamo subito.

Se camminando tra gli scaffali del supermercato e vediamo un’altra persona freniano subito e inseriamo la retromarcia.

Sono andata una sola volta al supermercato in sei settimane. Sono chiusa in casa da fine febbraio.

Prima ho avuto una brutta tonsillite. Fortunatamente l’assenza di febbre aveva allentato la preoccupazione che si trattasse di Covid-19.

In seguito ho avuto tosse e raffreddore per due settimane. Sempre senza febbre. Nel dubbio sono rimasta in casa e non ho avuto contatti con nessuno.

Ora sto benone da parecchi giorni. Non era Covid e nessuno dei miei medici aveva temuto che lo fosse, ma io avevo paura lo stesso.

Credo sia stato un banale raffreddore, ma in questo periodo anche un raffreddamento di stagione ci fa preoccupare tantissimo sia che siamo malati oncologici sia che non lo siamo. Questo virus non fa distinzioni, è molto democratico. Le persone debilitate o con patologie devono stare più attente, ma questa situazione riguarda tutti noi.

All’inizio sentivo comunanza, mi commuovevo guardando il telegiornale e leggendo attentamente il quotidiano ogni mattina, poi qualcosa è cambiato.

Inizialmente mi era sembrata la lotta di tutti uniti contro un nemico comune.

Poi non ho più percepito solidarietà, condivisione, alleanza di fronte ad un nemico comune. Ho sentito solitudine. Una solitudine sociale dettata probabilmente dall’isolamento che stiamo vivendo rispetto alle altre persone.

Siamo in contatto giorno e notte attraverso i social, ma sento anche che siamo soli. Nel cellulare ho migliaia di foto e video divertenti e all’inizio della “reclusione” ero in contatto con tante persone.

Poi ho sentito bisogno di silenzio. Mi sembrava tutto senza senso. Mi sentivo impotente ed insignificante mentre là fuori negli ospedali le persone morivano.

Mi era già successo di rifugiarmi nel mio silenzio, all’epoca della prima chemioterapia. Avevo bisogno di silenzio e per quanto le cercassi non avevo parole per spiegare quello che sentivo dentro.

Ora è uguale: non ho parole e soffro molto per questo. Non ho parole per parlare con un’amica, per ridere e scherzare con lei. Non sono assolutamente triste, almeno non credo 😅

Non è questione di noia. Raramente mi sono sentita annoiata nella vita.

Personalmente non mi annoio a casa. Non c’è stato un giorno in cui non abbia avuto qualcosa da fare. Ho centinaia di libri da leggere, podcast di letteratura, storia e filosofia da ascoltare. Ho mille progetti relativi a cambiamenti da apportare a casa. Il finse settimana appena trascorso abbiamo ridipinto casa, ho iniziato a guardare una serie tv che mi piace tantissimo.

Si intitola Banshee. L’unico piccolo, piccolo particolare che non amo di questa serie tv è costituito dalle scene di violenza. Le considero esagerate e di cattivo gusto, ma la sceneggiatura è bella, resti incollata allo schermo ed è impossibile guardare solo un puntata alla sera, ti viene voglia di guardarle tutte restando sveglia fino a notte fonda. Ti immedesimi nei personaggi principali ed anche se non sono i tipici “buoni” li ami lo stesso. Anzi li ami proprio perché imperfetti, ma animati da sentimenti buoni. Sono personaggi con un’etica, caratterizzati da svariate emozioni. Impossibile non amarli. Probabilmente questa lettura è solo mia perché l’intento di quella serie magari è un altro. Forse a volte vediamo quello che vogliamo vedere.

Inoltre sto lavorando da casa in smart working e sono impegnata per parecchie ore ogni giorno.

Non ho un giardino, abito in un appartamento, ma non mi lamento perché dalla stanza-studio go do di una vista bellissima (almeno per me che mi accontento di poco).

Avere vissuto a Padova per anni mi fatto capire quanto io ami la campagna e le colline.

Vorrei tirare fuori tutti i pensieri, tutte le riflessioni che ero fatto e sto facendo.

Spero di sbloccarmi presto.

Ho compiuto 36 anni il 25 marzo ed ho sentito chiaramente un groppo sul cuore.

Ho il cuore “ingroppato” e l’anima errante nonostante la clausura del mio corpo.

Non so se qualcuno leggendo le mie parole possa capire. Mi piacerebbe condividere queste sensazioni, questo “nodo” che sento in gola, questa voglia di vita e questo dolore che la blocca.

Viva la vida nonostante tutto!

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