27 marzo 2020 – riflessioni dalla mia clausura

Ho fatto tanta fatica a trovare le parole.

Ho rincorso i pensieri cercando di fermarli per scriverli.

Ho scritto alcune parole, alcune frasi e ho lasciato tutto buttato là su fogli sparsi.

Ho sempre vissuto alla giornata negli ultimi anni, consapevole che il cancro ti permette di fare progetti solo a breve termine. Per questo motivo mi sono sentita persa. Come potevo vivere alla giornata se l’obiettivo di tutti era di prepararsi per il dopo-Covid?

Tutti scrivevano:”andrà tutto bene” ed io pensavo “voglio che vada tutto bene adesso!”

Come poter vivere oggi in vista di un futuro migliore?

È l’oggi che conta. 

Un giorno osservando il cielo ho pensato che prima ci lamentavamo tutti della vita frenetica, dei rapporti, degli screzi al lavoro e delle insoddisfazioni, della stanchezza, del bisogno di ferie, della voglia di staccare… D’inverno aspettiamo la primavera, a primavera aspettiamo l’estate, poi d’estate fa troppo caldo… Rincorriamo sempre altro.

A questo punto perché non provare a scacciare ansia e paura? Tutti temiamo la disfatta economica, temiamo di perdere le nostre vite precedenti, temiamo la povertà, di perdere il lavoro. È terribile. Inutile negarlo.

Sono stata triste per giorni sentendomi inutile.

Poi ho pensato che quando ho avuto il cancro qualcosa era scattato dentro di me. Allo stesso modo ho pensato che conta giocarsi tutte le carte fino all’ultimo.

Il giorno della prima diagnosi avevo 27 anni e dopo avere ricevuto l’esito della biopsia ero uscita di corsa dall’ospedale centrale di Padova per recarmi in un altro ospedale dove mi attendeva l’oncologo. Prima di varcare la soglia di quell’ospedale mi ero fermata al bar e col cappuccino tra le mani e lo sguardo assorto avevo pensato che non era quello il momento in cui temere il dolore o la morte perché ero viva. Avevo subito una bella ferita, ma fuori la natura, il mondo continuavano a procedere come prima. Avevo sentito uno scossone dentro il mio corpo ed una strana sensazione di benessere. Non era il momento di fare i conti con la morte, ma con la vita. Il dolore era solo un modo per sentirmi viva.

Oggi dopo un mese di pensieri, riflessioni,sensazione di nullità, ho risentito quella forza, quella energia. Ho paura come tutti, ma è inutile assillarmi per un domani che non conosco. Voglio godere di quello che ho oggi anche se non posso uscire, viaggiare e stare con gli amici e i miei nipoti. Non voglio vivere aspettando il domani, ma costruendo questa Giornata mattoncino per mattoncino sperando, ma non aspettando.

Credo nel domani perché do senso all’oggi.

Finché potrò e finché sentirò quella forza dentro che mi farà credere in quello che c’è di buono oggi continuerò a vivere serenamente.

Non so se andrà tutto bene o se andrà tutto a puttane, ma so che nel mondo che vorrei e che sogno faremo tutto il possibile per restare uniti, per trovare le migliori soluzioni possibili, per aiutarci reciprocamente e per riflettere sul senso di tutto ciò.

Non so se vogliamo davvero le vite di prima, non so se le riavremo, ma vorrei che ci fermassimo davvero a pensare a chi siamo e a quello che ci circonda, per sfruttare questo momento fino in fondo.

 

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