Il luogo perfetto e la temuta TAC

18 maggio 2020 – lunedì

Scriverò in terza persona. È l’unico modo in cui riesco a scrivere in modo fluido, senza intoppi e soprattutto senza blocchi.

“Come ogni tradizione che si rispetti questa mattina la sveglia ha suonato presto.

Gli occhi volevano restare chiusi e proteggere la sua mente dalla paura di quel risveglio.

Stava bene cullata dal torpore del sonno, protetta e sicura in quel posticino che ha creato con tanta fatica dentro il suo cuore. È un posto luminoso, tranquillo, sereno, senza rumori violenti, senza grida o voci prepotenti, senza litigi e guerre. Lo sta costruendo pezzo per pezzo. È lì che si rifugia quando nel mondo fuori deve affrontare situazioni difficili. Quando il dolore del corpo è così violento da non essere placato nemmeno dal più forte dei farmaci, si rintana là e sa che nulla e nessuno potrà farle male. È il luogo dove la sua anima ed il suo cuore si incontrano fondendosi insieme.

Quello sarà sempre il suo punto fermo. Nessuno potrà portarglielo via, qualsiasi cosa dovesse accadere.

Al terzo “posponi” della sveglia i suoi occhi si sono aperti, con movimenti veloci e decisi ha scostato le lenzuola e fatto un balzo giù dal letto.

Ha sentito il legno accogliere i suoi piedi nudi. Con i soliti gesti automatici ha riempito la vasca da bagno, svuotato mezzo flacone di bagnoschiuma (sentendosi in colpa per l’ambiente). Di solito non lo fa, ma oggi si è fermata davanti allo specchio ed ha osservato i capelli spettinati e la frangia troppo lunga coprirle le ciglia; ha pensato ad un anno fa, quando alla mattina impiegava quindici minuti per sistemare il turbante colorato sulla sua testa semi-pelata.

Solo oggi si rende conto di quanto sia stato duro l’anno precedente: l’intervento all’encefalo, la radioterapia, il cortisone, la chemioterapia, i globuli bianchi sempre bassi e le iniezioni sulla pancia per alzarli, le flebo settimanali in ospedale, il lavoro a cui non voleva assolutamente mancare perché quando era là stava bene, si sentiva serena ed utile, i giramenti di testa, la stanchezza, le cose che avrebbe voluto fare ma che non riusciva a fare per quanto si sforzasse…

Dopo queste deviazioni della mente è ritornata al momento presente.

Non riuscirebbe ad affrontare una brutta notizia. Non in questo momento di vita, pensa.

In realtà sa bene che non esiste un momento migliore per certe notizie. La malattia non è mai la benvenuta.

Perché questi pensieri mattutini?

Oggi deve andare in ospedale per fare la tac. Ha paura. Conosce bene il sapore delle brutte notizie. Sa qual’è la sua situazione clinica. Gli esami di tre mesi fa erano negativi e non c’era stato ritorno visibile di malattia. Era NED (no evidence of disease), ma sa che la gioia è solo temporanea. Una volta raggiunto il IV stadio non si torna indietro.

Non conta nulla il fatto che il suo aspetto sia migliorato e che agli occhi degli altri sembri che non sia accaduto nulla al suo corpo. Lei sa quali sono le fatiche quotidiane e le lotte che combatte per fare una vita “normale”. Sono battaglie contro se stessa per non lasciarsi sopraffare dal dolore e dai disagi del corpo.

Ora non reggerebbe ancora cure, ancora chemio. No! Il suo corpo ha già sopportato tre diversi protocolli di chemio nel corso di questi anni.

Poi pensa alle amiche che con coraggio e tenacia stanno convivendo con metastasi e cure continue e si sente uno schifo. Lei è fortunata. Sa bene che loro dipendono dalla chemio. Conosce le loro sensazioni ed i loro pensieri. Quando cambiano protocollo e finiscono un percorso chemioterapico significa che il tumore non risponde più alle cure. Non significa che sono guarite. È l’opposto di ciò che capita a chi ha avuto il cancro al seno primario (non metastatico). Infatti la maggior parte delle donne affette da cancro al seno ha solo il cancro primario (localizzato solo al seno). Chi ha un cancro primario viene sottoposta ad intervento, chemio, radioterapia e cure ormonali. Ovviamente ogni caso è a sé: non tutte le donne fanno tutte le terapie, dipende dal tipo di tumore, dal numero di linfonodi intaccati, dall’aggressività, dal grado di proliferazione delle cellule cancerogene etc… Non tutte fanno la terapia ormonale perché non tutti i tumori sono positivi agli estrogeni (significa che il cancro per vivere ha bisogno di estrogeni che fungono da “cibo” per lui).

Chi ha il cancro primario aspetta la fine della chemio come un traguardo e per moltissime persone le cure saranno solo un ricordo lontano.

Le 35 mila donne in Italia affette da cancro al seno metastatico dovranno convivere con la malattia PER SEMPRE!

Per ognuna di loro la chemio è una possibilità di ritardare la morte il più possibile.

Pensa a loro e sa di essere in una situazione privilegiata: sta facendo delle cure più blande rispetto alla chemio e soprattutto non ha evidenza di malattia.

Comprende l’importanza di questo esame. Se sarà ancora negativo avrà davanti altri tre mesi di tranquillità. Potrà fare progetti e potrà usare le sue energie per raccontare al mondo cosa significhi convivere con una malattia cronica. Potrà far sentire la voce di chi purtroppo non c’è più.

Non riuscirebbe a non farlo, sente questo bisogno scorrere dentro le sue vene insieme al suo sangue.

Pensa subito a Nunzia, alla sua dolcezza, alla sua lotta per gridare il bisogno di cure ORA, il bisogno di RICERCA. ORA! Si era battuta affinché ci fosse MENO ROSA E PIÙ RICERCA (campagna oltre il nastro rosa).

Dopo il bagno si trucca, si pettina e si veste accuratamente. È il suo rituale prima di un esame importante. È un giorno speciale quindi vuole sentirsi pulita e profumata.

Il solito mal di testa si fa prepotentemente strada in questa giornata già difficile emotivamente.

Sente la testa pulsare. Prevede già che raggiungerà il suo acume e dovrà vomitare.

Oggi no, non può permetterselo.

Fortunatamente ha ancora con sé un farmaco miracoloso da assumere in casi di estrema emergenza. Solitamente cerca di evitare l’uso di farmaci non salvavita, ma questa volta è una situazione di emergenza.

È lavata, profumata e vestita ed ha 15 minuti prima di dover partire per l’ospedale. Il mal di testa deve per forza diminuire altrimenti non riuscirà a fare la tac con contrasto senza vomitare.

Solleva le tende della camera e fa entrare più luce possibile, fa il letto e si distende sopra le lenzuola colorate e profumate di ammorbidente alla vaniglia. La testa continua a pulsare e sente un forte dolore all’osso che il neurochirurgo aveva rotto ed aperto con precisione per poter accedere alla metastasi ed asportarla in sicurezza. Il mal di testa è il suo punto debole.

Chiude gli occhi delicatamente ed abbozza un sorriso. Si sente stupida, ma quel sorriso è spontaneo. Ha imparato a respirare profondamente con la pancia e sa che se riuscirà a lasciare andare la tensione potrà rilassarsi e concedere spazio al potere della chimica affinché il farmaco compia il suo dovere.

Dopo dieci minuti sente il dolore farsi sempre più debole.

Si è rifugiata nella sua “casa protetta” e pensa che sarà quello il luogo in cui andrà mentre sarà sul lettino della tac.

Ora corre, corre perché è in ritardo.

Il mal di testa le ha scombinato i piani e deve farsi accompagnare in ospedale da suo papà. Si fa scaricare velocemente e corre, corre.

Black out.

Improvvisamente si ritrova seduta in una sedia davanti ad una porta blu con scritto “tac”. Come ci è arrivata?

Il lato positivo del Covid-19 è che la sedia accanto alla sua è libera così può appoggiare zainetto e cartelle mediche.

Sente gridare il suo nome, varca quella porta ma non è più là, è altrove, è in quel luogo magico e protetto costruito con pazienza e tenacia.

È al sicuro.

2 commenti

  1. Ti penso spesso Michi! Mi dispiace per il risultato della tac… Non scriverò altro perché credo che tu sappia cosa penso. Grazie per le parole che scrivi. Arrivano sempre in momenti particolari. Se avessi voglia di scrivermi in privato la mia mail è zaiaserena@gmail. com. Mi farebbe tanto piacere, ma sentiti libera di fare solo ciò che senti. Capirò in qualsiasi caso. Ti abbraccio anche se solo virtualmente e spero che questa vicinanza e questo scambio di pensieri e di emozioni possa sollevarci e condurci in un luogo felice anche se solo per un po’…

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  2. È da tempo che ti seguo, ma ogni volta che ti leggo mi sorprende come tu riesca a rappresentare le mie stesse emozioni…
    Il mio D day, la mia tac è stato il 23 maggio… malattia in progressione! Nuovo protocollo! Il precedente ha terminato la sua efficacia!
    Non voglio mollare, ma la stanchezza della lotta è tanta!
    Grazie di interpretare e comunicare al mondo le emozioni di tutte noi compagne di lotta!!

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