📓 Diario di una svogliata: la crisi dei 36 anni!

Le riflessioni seguenti sono state stimolate dalla visione di alcuni post pubblicati nei social aventi come oggetto persone malate di cancro che citano la malattia e tematizzano i disagi ad essa correlati per promuovere e vendere prodotti commerciali o per attirare i riflettori sulla propria persona ed il proprio corpo creando una sorta di “santuario di sé”.

Sottolineo che ognuno è libero di fare ed esprimere ciò che vuole. Nutro il massimo rispetto, ma sento tuttavia l’esigenza di scrivere alcune riflessioni nate nella mia mente. È da mesi che abortisco le parole o che le rifaccio dentro di me.

Non sopporto le persone che cercano notorietà e guadagni sfruttando la propria malattia.

Avere un cancro o una malattia non è una capacità, non è una competenza, è solo una sfiga della vita.

Quando leggo o ascolto le parole: “tu sei l’unica cosa che conta”, mi viene rabbia. Io non sono la cosa più importante, le altre persone ci arricchiscono e la relazione con loro ci dona una visione della vita ampia e ricca ben oltre il solipsismo, oltre la “monade senza finestre” leibniziana.

Non riesco a “fregarmene” degli altri, perché nel momento in cui lo farò non sarò più io.

La malattia mi ha insegnato a prendermi cura di me, ma non ad ingnorare le altre persone, le loro sofferenze, le loro gioie. Siamo tutti connessi.

Inoltre non capisco questa ricerca di notorietà. Non ho sicuramente capito niente in questi anni, ma ho maturato una convinzione: la verità, la purezza, non si possono celare dietro facili orpelli. La sola consolazione sono i rapporti sinceri con le persone. Preoccuparsi per gli altri, occuparsi di loro e mettere da parte il proprio ego non significa non volersi bene, tutt’altro: amare se stessi vuol dire anche mettere da parte il proprio egoismo, i propri capricci.

Per questi motivi ho faticato tanto a promuovere il libro che scrissi due anni fa. Era una cosa che non sopportavo e mi arrabbiavo quando mio papà scriveva post su Facebook per pubblicizzare il libro.

Mi rendo conto che sia l’unico modo per vendere delle copie e di conseguenza raccogliere fondi per l’Associazione Unite si può onlus che detiene i diritti del manoscritto e a cui sono e saranno devoluti i proventi del libro. Questo mi riempie di gioia ed elimina almeno in parte la paura folle che ho di apparire e di essere narcisista, ma soprattutto sento che nel mio piccolo sto facendo qualcosa in cui credo fermamente.

Ilcancro non è un affare privato, è anche una QUESTIONE SOCIALE.

Quella è la mia storia, ma ci sono tante altre storie meritevoli di essere raccontate. Ogni storia merita attenzione.

Per questo invito chiunque avesse il desiderio di raccontare la propria storia attraverso la scrittura ad inviare una mail all’associazione Unitesipuò onlus (unitesipuo@gmail.com).

Diciamolo subito: gli influencer non sono il mio modello di vita nonostante io pensi che qualcuno di loro sia stata brava a cavalcare l’onda del momento e ad anticipare i bisogni della massa. Chissà a chi mi riferisco… Un modello di economia studiato nelle più prestigiose università del mondo!

Purtroppo io sono l’opposto: un piccolo Calimero che nella vita sarà sempre privo di successo e di notorietà e che si sentirà benissimo nel ruolo di eremita 😅😂.

Ovviamente il mio paragone è ironico!

Ultimamente alla sera osservo le storie dei vari influencer del momento. Incuriosita dalle parole di alcuni amici ho iniziato ad osservare le foto ed i video di questi personaggi famosi, cosiddetti appunto “influencer”.

Dopo avere vissuto la loro giornata grazie alla visione delle immagini da loro (o chi per essi) pubblicate, spengo il cellulare, lo abbandono sul comodino, e mi perdo tra le parole di

Simone de Beauvoir.

Non a caso sto riempiendo la mia mente di queste immagini e parole antitetici, lontani anni luce gli uni dagli altri.

In questi mesi lunghissimi ho riflettuto tantissimo. Il 25 marzo ho compiuto 36 anni. Eravamo in pieno lockdown.

Non so il motivo, ma questo maledetto numero 36 ha segnato una crisi molto profonda dentro di me.

Crisi da non confondere con dolore, depressione e sinonimi vari perché la serenità non mi ha MAI abbandonato e nemmeno la voglia di vivere e l’amore verso la vita.

Anzi è proprio questo amore per la vita e la curiosità di imparare e scoprire cose nuove che ha caratterizzato la mia crisi.


“… Vedi cara, certe crisi son soltanto
Segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire
Vedi cara, certi giorni sono un anno
Certe frasi sono un niente che non serve più sentire…” F. Guccini

È come se qualcuno avesse puntato i riflettori sulla mia vita e mi avesse costretto a guardare il film di tutta la mia esistenza a partire dalla nascita sino ad oggi.

Ho iniziato a sognare molti episodi relativi alla mia infanzia e alla mia adolescenza.

Ho trovato conforto grazie alla possibilità di comunicare con amici conosciuti durante l’adolescenza. Se non fosse per loro probabilmente la mia crisi non avrebbe trovato conforto e sostegno.

Sono riaffiorati i miei sogni di bambina, ho rivisto la scuola materna, la casa in cui sono cresciuta. È chiara l’immagine di papà che mi fa sedere sul bordo della vasca e mi pettina i capelli neri e arruffati. Mi accompagnava all’asilo ogni mattina, sempre in ritardo o sul filo del rasoio 😂😅.

Recitava filastrocche per distrarmi e convincermi a fare colazione, ma io spesso sputavo i biscotti e serravo le labbra. Non avevo mai fame. Ero magra, si vedevano chiaramente le costole, ma ero “tutta nervo”.

Ero curiosa e mi piaceva stare col naso all’insù, soprattutto le sere d’estate quando il cielo era terso e la luna brillava.

Sognavo grandi cose per me ed il mio futuro.

Odiavo i miei capelli neri e gli occhi azzurri. Immaginavo di essere bionda con gli occhi verdi.

Mi sentivo spesso inadeguata e bruttina, ma ammiravo la bellezza delle persone e del mondo che mi circondava.

Ammiravo mia sorella, ho sempre e costantemente cercato il suo consenso, la sua stima e ho spesso osservato a bocca aperta la sua vita densa, piena.

Lei era socievole, chiacchierona, estroversa, io silenziosa, riflessiva, timidissima.

Sono stati anni molto felici nonostante i problemi economici che hanno colto improvvisamente la mia famiglia.

Ero serena ed avevo gli occhi gonfi di speranza e di aspettative.

Mi dispiace avere deluso quella bambina. Non avrei mai immaginato questo epilogo, questa vita.

Per quanto io sia serena ed ami la vita oggi più che ieri, non avrei mai pensato di arrivare all’età di 36 anni con tanta fatica e sofferenza sulle spalle. Non temo il cancro, lo accetto, ma provo rabbia per i dolori che il mio corpo ha dovuto e deve sopportare.

Non scriverò quanto sia difficile alzarsi dal letto senza provare dolore, ogni mattina senza esclusione di colpi!

È la vita che mi interessa, non il dolore e nemmeno le terapie che scorrono nelle mie vene.

Se io non ci do importanza i farmaci mi daranno tregua, come se non avessi nel corpo tutte queste sostanze chimiche.

Vorrei solo che quella bimba che cantava col papà alla mattina e recitava filastrocche

“c’era una volta un re, seduto sul bidè, che

beveva solo the, cretino come teeeeeeee…”

fosse fiera della donna che è diventata.

4 commenti

  1. Mi dispiace sapere del tuo cancro. Mi domando spesso quale significato abbia la malattia. È una strada senza via d’uscita, ma non riesco ad evitare di pormi questa domanda. Mi rendo conto che ognuno di noi reagisca in modo diverso alle difficoltà della vita. Io sono un po’ triste perché da una parte vedo molte persone celare la propria malattia come se fosse una vergogna, dall’altra vedo altri affannarsi per costruire una certa immagine di sé volta a cercare di impietosire le persone. Forse dovremmo essere semplicemente noi stessi ed esprimerci a cuore aperto. Cerco un senso di continuo e mi affanno spesso immergendomi in domande che non portano da nessuna parte e che mi fanno sentire costantemente incoerente. Ho conosciuto tante persone che stimo ed alcune hanno scritto dei bellissimi libri come ad esempio Elisabetta Cirillo, la quale mi manca moltissimo. Non penso che tutti vogliano speculare sulla malattia. Ho ammirato molte donne che hanno lottato fino all’ultimo respiro e le ho stimate molto. Io non sono così e non lo sarò mai.
    Se potessi leggere un tuo libro sarei davvero felice. Mi manca questo scambio. Tanto.
    Io non ho più niente da tirare fuori, è come se non fosse rimasta più nessuna parola e riesco a rifugiarmi solo nella lettura. Trovo conforto solo là. Ho scritto tutte queste parole confuse perché mi piacerebbe che mi scrivessi, mi piacerebbe leggerti. Anche in privato se ne hai voglia: zaiaserena@gmail.com.

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  2. Ho avuto un cancro alla tiroide. Son stata operata al Cro di Aviano. Non ho scritto nulla nel mio blog. Nessuno lo sa. Neanche a me piace crrcare la fama con certe cose che riguardano la salute. Non metto pubblicità dei miei libri nel mio blog. Non mando mail a nessuno. Ma credo che io possa esser considerata un’ingenua, visto che invece tutti fanno l’opposto e speculano sui propri dolori per impietosire la gente e far sganciare schei. Purtroppo io son rimasta un’ingenua 😐

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  3. Ciao! Sono contenta di avere conosciuto e letto alcuni articoli del tuo blog grazie al tuo commento. Grazie per le tue parole e per la condivisione della tua esperienza attraverso il tuo blog. Mi fa piacere questo scambio di riflessioni ed apprezzo il modo in cui scrivi: a cuore aperto, senza orpelli e con totale sincerità.

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  4. Ciao, è la prima volta che leggo il tuo blog, ma questo articolo mi è piaciuto veramente tanto… La tua idea di non essere egoisti, ma pensare anche agli altri, la condivido appieno, ed anche la tua riflessione sulla donna che sei diventata rispetto ai sogni da bambina… Mi ha suscitato delle emozioni questo pensiero… Sono contenta di aver conosciuto il tuo blog!

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